BIO

Alessio Gentile nasce il 10 giugno del 1977, a Petronà, in Calabria, in un piccolo comune a ridosso della Sila. La sua passione per l’arte cresce con lui fin da piccolo; la sua creatività si esprimerà, da autodidatta, nella realizzazione di disegni, nella pittura, nella passione dei fumetti giapponesi, fino all’incontro con l’arte del tatuaggio, verso i suoi sedici anni di vita.

La decisione di provare sulla sua pelle il simbolo dell’unione del nostro lato ombra con quello della luce, facendosi tatuare con ago e inchiostro di china lo Yin e lo Yang, può essere considerata la sua iniziazione verso un cammino che lo porterà a sentirsi emarginato dalla gente della sua terra, perché considerato artefice di qualcosa che ha stretto legame con il male, con la delinquenza, con tutto ciò che è oscuro.

L’artista fugge dalla sua terra natìa, in cerca di una dimensione umana nella quale collocarsi e far comprendere il suo bisogno di incidere sulla carne quello che l’anima urla dal di dentro del suo essere. Le ferite che si porta dentro hanno bisogno di essere rese visibili, come spine infilzate nel cuore, c’è bisogno della consapevolezza di una trasformazione che trascende la propria individualità per diventare espressione di una intera generazione di giovani.

La sua partenza per Edimburgo, Scozia, a soli diciannove anni, è il primo tentativo di fuga dai pregiudizi e dai tabù della sua gente. Sentirà spesso il richiamo di casa, come la sindrome di Ulisse, ma il ritorno è solo un rafforzarsi dell’idea di un abbandono definitivo.

Dopo vari viaggi, troverà la sua giusta dimensione in Svizzera, e la libertà di poter finalmente esprimere la sua arte. L’incontro con vari artisti, rappresenterà per lui un inizio importante che lo porterà alla concretizzazione dei suoi sogni, come Murran Billy, artista fiorentino e icona del tatuaggio black and grey; Valentina Riabova, artista di origine russa, di fama mondiale; Dave Paulo, artista portoghese contemporaneo, Tofi, artista polacco, unico nel suo stile, Marta Make tatuatore e scultrice, Macko Antonio Todisco, icona del tatuaggio mondiale.

Le sue opere: dalla pelle all’arte figurativa.

Le opere dell’autore hanno una particolarità e un filo che lega ogni creazione all’altra. La scelta di riportare le immagini, dalla pelle alla realizzazione di quadri, usando variegati materiali, scelti a caso, e colori come l’oro e il nero, per dare un tocco di eleganza, imprimono delle emozioni forti nell’animo di chi si sofferma a contemplarle.

Il teschio, il serpente, cuori trafitti da spilloni, immagini di scheletri avvolti nel colore rosso, sembrano risvegliare incubi e paure dal nostro inconscio. E il Gentile descrive le sue opere come la rappresentazione delle fasi della sua vita che sono state fondamentali per la sua crescita interiore.

La simbologia è legata al mondo del tatuaggio, ed è un linguaggio che ha fondamenta archetipe.

Il teschio che ritroviamo spesso nei quadri dell’autore è usato per esorcizzare le sue paure e imparare a gestirle; il teschio circondato da rose, un legame indissolubile tra vita e morte, tra bene e male, tra inconscio e l’io. Ma il teschio rappresenta anche la trasformazione, il cambiamento, l’avvertimento che nulla è statico e che tutto scorre. Ed è attraverso la trasformazione che il ciclo della vita si chiude per rientrare in una fase di decomposizione e ricomposizione successiva; e nei quadri del Gentile vita e morte si abbracciano, si respingono e si ricongiungono.

Le ferite che la vita ha lasciato nell’anima del giovane e talentuoso artista, sono simili a spilloni infilzati nel cuore, che restano lì a ricordare un dolore che non potrà mai dimenticare, ma che, invece, lo accompagnerà lungo il percorso della sua esistenza; e nella sua opera “Red Sacred” c’è tutto il pathos di un cuore tradito nell’amore, mentre le catene che avvolgono lo scheletro parlano delle sue tante esperienze, intrise nel rosso della passione. In “Golden Snake” è la serpe che l’artista codifica come il male e l’invidia che ha trovato lungo il suo cammino di realizzazione. Simbolo della conoscenza del Bene e del Male, della consapevolezza dell’uomo di poter infrangere il patto con il Divino per sperimentare il libero arbitrio. Così il Gentile recide il patto ancestrale con il suo albero genealogico e la sua terra, per poter realizzare un grande capolavoro, la sua esistenza attraverso la singolare Dark Art.

L’autore esprime il significato della sua arte attraverso le emozioni che intende trasmettere, ed ogni opera rappresenta una fase della sua vita che lo ha condotto alla realizzazione del sè, imparando, attraverso di esse a consapevolizzare la sua parte “ombra” ed accettarla, superando le paure che sono insite in ognuno di noi. Ecco che la morte non è più vista come la fine del tutto, ma un processo di trasformazione e ricombinazione, dove gli stessi oggetti e materiali che entrano nelle opere del Gentile, si adattano a una nuova vita, simboleggiando il “nuovo “che nasce dalla pietra scartata.

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